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Chiese


πŸ“† 02/08/2015

Chiesa Madre dei Santi Martino e Lucia



Al XII secolo, epoca a cui risale il primo borgo, si attribuisce la costruzione della Chiesa Matrice, dedicata a S. Martino Vescovo di Tour e la Chiesa parrocchiale intitolata inizialmente come Arcipretura di S. Lucia, seconda Chiesa intramoenia assieme a quella di S. Antonio, con l’attiguo convento dei frati minori francescani.
Il Lucchino, storico locale, nella sua Cronaca del terremoto del 1627, fa sapere che “Apricena ebbe due Parrocchie. La prima era la Matrice o Chiesa di S. Martino, attigua al palazzo baronale, fornita di campanile e ornata di cappelle. La seconda parrocchia aveva sede nella Chiesa di S. Lucia, situata alla estremità della piazza, al piede della Terra, verso porta la Croce, fornita di organo, coro, campanile con campane di accordo”.
Il terribile terremoto del 1627 rase al suolo il piccolo borgo medioevale non risparmiando le costruzioni religiose tra cui le chiese di S. Martino e di S. Lucia.
I superstiti si riunirono nella cappella di S. Rocco fuori le mura, per le necessità di culto.
La nuova chiesa, della quale si era salvato il campanile nella sua interezza, fu edificata nel 1628 con il contributo degli apricenesi sui ruderi della parrocchia di S. Lucia. Al primitivo titolo fu unito quello di S. Martino, fu dotata di dodici canonici oltre l’arciprete. Pertanto il 22 aprile 1629 con bolla di nomina del Vescovo di Lucera il Parroco, don Francesco Vizzarro, assunse il compito di Arciprete Parroco della nuova Chiesa Matrice dei Santi Martino e Lucia.
Il portale d’ingresso, in Pietra di Apricena, è datato 1444 (incisione MCCCCIIII), sull’architrave ha inciso l’iscrizione : “MONSTRA TE ESSE MATER” (Mostrati essere Madre) e nel timpano del frontespizio spezzato è inserita una lapide triangolare che recita:
“VT
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PO. POPV
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A.D. M° CMO TERQ3 XNO WV BIND PAPA PSE BARBRO”

“E’ concesso che le sue ossa (e quelle) del popolo tutto possibilmente siano poste in questa Chiesa parrocchiale dedicata a Santa Lucia costruita sulla rovina del terremoto. Don Scipione Pignol vicario della terra di Apricena decise che il tutto fosse sostenuto dalle offerte (de eleemosynis) date prima con meravigliosa devozione e con grandioso amore. – Anno del Signore 1628 sotto il pontificato di papa Barberino”(traduzione di Nicola Pitta).
Al di sopra del frontespizio, in corrispondenza dell’epigrafe della rifondazione della Chiesa di Santa Lucia, troviamo un bassorilievo di forma rettangolare raffigurante lo stemma vescovile, dove nella fascia superiore si nota un’aquila con le ali aperte e sul capo una corona mentre, nella fascia inferiore, il profilo di un leone rampante. All’esterno un saturno costituito da un cappello a tesa larghissima munito, come accessorio indipendente e staccato, di una fioccatura di nappe. Sotto la cornice è riportato il nome del Vescovo Fabrizio Suardi, titolare della Diocesi di Lucera dal 1619 al 1637.
L’entrata laterale, a sinistra della principale, ha il portale in pietra di Apricena privo di frontespizio e, nel suo architrave, porta inciso a grandi caratteri le parole: “VIA UNIVERSAE CARNIS” (via della mortale carne) che ne spiegano la funzione, perché di là erano portati i cadaveri per essere sepolti nelle fosse comuni della Chiesa.
Le fosse erano tre, delle quali una si trovava ai piedi del presbiterio della navata maggiore ed era riservata agli ecclesiastici, due nella navata laterale, riservate rispettivamente una ai laici adulti ed una ai fanciulli.
L’usanza delle sepolture nelle chiese decadde con il rescritto di Ferdinando I, Re delle Due Sicilie, dell’11 maggio 1817; rescritto che però in Apricena andò in vigore nel 1919, anno a cui si fa risalire l’ultima sepoltura in Chiesa.
Nel corso degli anni ci furono vari restauri e rifacimenti: tra i datati annoveriamo quello del 1819, epoca in cui la Chiesa fu dotata di organo la cui allocazione generò la chiusura del finestrone centrale e l’apertura di due laterali. Nel 1903 la Chiesa fu consolidata e restaurata. Soppresse le poche e rozze cornici in gesso che adornavano le pareti, essa fu dipinta ed ampliata con una piccola cappella ricavata alla base del campanile, in fondo alla navata minore, là dove c’era la nicchia con la statua di S. Gioacchino. A questa si accede mediante tre gradini, come per l'abside della navata maggiore che la fiancheggia.
Questa nuova Cappella, consacrata al Santissimo Sacramento fu decorata una seconda volta e poi una terza, nel 1916. Nel 1917, essendosi le pitture offuscate per la grande umidità, per ravvivarle, fu sottoposta ad un ritocco, che le deformò. I restauri del 1940, attuati in occasione dei festeggiamenti per la proclamazione della Vergine Incoronata a Patrona di Apricena, diedero un aspetto più decoroso alla nostra Chiesa Matrice.

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πŸ“† 02/08/2015

Chiesa di Maria SS delle Grazie

Il Convento fù fondato sotto il provincialato del parroco Domenico da Termoli, ad istanza e spese del Comune e di tanti benefattori. Diede il consenso il vescovo diocesano, mons. Giulio Monaco-Carafa. La croce venne eretta l’8 dicembre 1583 e la Chiesa dedicata alla SS. Concezione. Il 30 luglio 1627 un forte terremoto lo rovinò in gran parte. Restaurati sia il convento che la Chiesa, questa fu poi dedicata alla Madonna delle Grazie. Il 10 agosto 1808, in vista della soppressione, fu fatto l’inventario di tutto ciò che vi era nel convento, per opera del sindaco Martino Settembre e dell’arciprete Michele Perrone. L’inventario fu consegnato al parroco Andrea da Serracapriola, guardiano del convento. Nonostante vari interventi per scongiurarne la chiusura, il 18 luglio 1811 venne stilato un altro inventario e la soppressione del convento avvenne ufficialmente il 1° agosto 1811. I frati che formavano la famiglia religiosa al tempo della soppressione erano tre. Questi frati fecero resistenza ad uscire dal convento ed intervenne una ordinanza del sindaco, datata 4 ottobre 1811, che li costrinse ad abbandonare il convento nello spazio di quattro giorni. La Chiesa rimase aperta al culto sia per l’utilità dei fedeli e perché era la migliore nel Comune. Il convento fu riaperto nel 1817, ma chiuso definitivamente nel 1867 ed adibito a vari usi di pubblica utilità. L’orto del convento fu trasformato in villa comunale nel 1920. All’interno della Chiesa si trovano: una tela della Madonna delle Grazie, di m. 3,50 di altezza x 2,50 di lunghezza, in cornice lignea; una tela dell’Immacolata, di m. 2x 80 cm; una tela di S. Nicola di Bari, delle stesse dimensioni della precedente. Tutte le opere in essa contenute sono di scuola napoletana del Seicento.

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πŸ“† 25/08/2013

Santuario dell'Incoronata

L'ultimo sabato di Aprile 1001 nel Bosco del Cervaro vicino Foggia, la Vergine Maria appare ad un pastore dicendogli: "...non aver paura io sono la Madre di Dio".
Iniziava cosi il grande movimento di pellegrini che da ogni parte accorrevano e accorrono dinanzi alla statua della Vergine apparsa sull'albero, iniziando ad invocarla con il titolo di Incoronata.
Il Santuario dell'Incoronata entrava così nel circuito dei grandi pellegrinaggi ai Santuari di Capitanata alla stregua di quello di Monte sant'Angelo.
Nel 1218 già il culto all'Incoronta era presente in loco. In un documento dello stesso anno, riguardante S. Maria di Ripalta si legge: "A Santa Maria Incoronata nei pressi di Apricena si era trasferito il monastero Santo Spirito in Gulfignano, che nel 1232 fu riconosciuto grancia di S. Maria Incoronata".
Il popolo di Apricena fin dal 1583 nella sua chiesa francescana del Convento dei Cappuccini, intitolata all'Immacolata Concezione, gli dedicò un altare (cfr. Cronaca del Fraccacreta). Verso la seconda metà del 1700, nell'antica cappella della Madonna di Loreto "sulla strada che mena a Terranova" la devozione degli apricenesi collocò un'effige lignea; inizia così la storia del NOSTRO SANTUARIO.
Nel 1868 ecco il prodigio: "La statua dell'Incoronata ha mosso gli occhi" (la cosa è attestata dalla dichiarazione giurata del signor Mimmo Antonio). Nell'archivio Comunale si conserva il decreto che intimava la chiusura del Santuario, da parte del Sindaco del tempo Michele Zuccarino, per motivi di ordine pubblico, attirandosi così le ire della popolazione, che passò tutta la notte dinazi al santuario.
Il miracolo è ancora attestato negli anni successivi: in Chiesa Madre l'8 agosto 1908 così si esprime l'allora canonico don Michele Tartaglia: "Nel pomeriggio, sentii gridare insistentemente che la statua aveva mosso gli occhi. Mi precipitai in Chiesa e costatai l'effettivo movimento degli occhi che si alzavano verso il cielo e poscia si abbassavano sulla folla. Ciò a varie riprese, sicchè non si poteva parlare assolutamente di suggestione, tanto più che contemporaneamente vedeva benissimo la gran folla dei presenti. Ricordo benissimo che il dott. Alfonso de Filippis e il postino Michele Campanozzi proprio vicini a me confermavano ad alta voce il prodigio, io non esitati a montare sull'organo di dove intonai le litanie Lauretane, seguito dai fedeli". Il clamore fu tale da riportare l'effige della Madonna al Santuario nel mese di settembre, dietro richiesta plebiscitaria della popolazione. La stessa testimonianza ci è stata tramandata dal sig. Liuzzi Michele sacrestano della Chiesa Madre.
Sua Santità il papa Pio XII nel 1940 la dichiarava patrona di Apricena.
La cappella ampliata e restaurata tra il 1882 e il 1883 fu dedicata nel 1945 da S. E. mons. Giuseppe di Girolamo e successivamente innalzata a SANTUARIO MARIANO DIOCESANO nel 1955 da S. E. mons. Domenic

o Vendola.
Il 31 maggio 2001 nella millenaria ricorrenza della sua apparizione nel bosco del Cervaro il popolo apricenese, il clero e tra i primi il vescovo Michele Seccia in preghiera implorarono la protezione della madre e della Patrona della nostra Città, accendendo la lampada perenne simbolo del grande amore e della devozione di ogni apricenese vicino e lontano; ma questa è storia di oggi...
In data 02.07.2002 la Sovraintendenza al Patrimonio Storico-Artistico e Demo-etno-antropologico di Bari autorizzava e dava inizio ai lavori di restauro del simulacro della Madonna. Detto restauro ha dato la possibilità di datare l'opera intorno alla seconda metà del 1700, attribuendone all'area della Scuola Napoletana la realizzazione, oltre che mettere in luce la plasticità dei colori, la ricchezza dell'oro e dell'argento e la signorilità dell'immagine, evidenzia anche nelle chiare fattezze, la regalità della Vergine seduta su di un albero che gli fa da trono e la somiglianza a quelle di molte altre immagini, presenti sul territorio e tutte di matrice napoletana.
Il 24 maggio 2004 S. Ecc. Mons. Michele Seccia, Ordinario Diocesano, dopo la lettura della Bolla della Penitenzeria Apostolica, apriva la Porta Santa dell'Anno Giubilare, allo scadere della Cinquantesimo della elevazione a Santuario Mariano Diocesano, della chiesa dell' Incoronata.
Il 28 Maggio 2004, un altro avvenimento viene a fregiare con un luminoso titolo il nostro Santuario, S. E. il cardinale Carlo Furno, Arciprete della Patriarcale Basilica di S. Maria Maggiore in Roma, comunicava con rescritto della Penitenzeria Apostolica, che il Santuario di Maria SS. Incoronata di Apricena veniva AFFILIATO con vincolo privilegiato alla Patiarcale Basilica Romana di S. Maria Maggiore.
Il resto, quello che qui non è scritto, appartiene alla storia, alla vita e ai sogni di ciascun apricenese..."A tutte quante da, a tutte cunsule, pe tutte nu si Madonna 'Ncurunete"..

A cura del del Parroco don Quirino (testo preso dal sito http://www.comune.apricena.fg.it/)

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πŸ“† 25/08/2013

Chiesa S. Antonio

Fondata dai padri Basiliani verso il 1327, passò ai frati Minori Conventuali, i quali vi dimorarono fino al 1652. Dopo il disastroso terremoto del 1627, furono subito riedificati la Chiesa e il campanile. Nel 1652 venne chiusa per disposizione di Papa Innocenzo X. La Chiesa, ritenuta estensione della Chiesa Matrice, fu in ricostruzione per molto tempo e, per mancanza di fondi, i lavori si fermarono. L’accesso al portale è dettato da una gradinata a due salite (1888), la cui ringhiera è in ferro battuto (1890). Il campanile, ricostruito dopo il terremoto, è in pietra di Apricena e tufo, così come la facciata, che è a due fasce bicolori. L’architrave è costituita da un arco trilobato. Più in alto , una monofora rappresenta la “Gloria di Sant’Antonio”. La parte superiore della facciata è ornata da una serie di archetti e, all’apice della parete, vi è una croce metallica.
La parte interna della Chiesa attualmente non è visitabile perché in ristrutturazione, ma ha una pianta a schema longitudinale, riconoscibile facilmente anche dall’esterno. All’interno la cupola rappresenta un cielo stellato e alcune scene di vita di Sant’Antonio. Il campanile, in linea con la facciata, è a tre ordini sottolineati da costoloni sporgenti. Alla sommità del campanile persiste una cupoletta sormontata da una croce. Una pietra angolare della torre campanaria porta scolpita l’immagine di un viso con la barba, ma non è accertato se si tratti di San Francesco o di Cristo.


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πŸ“† 25/08/2013

Chiesa Sacra Famiglia


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