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04/11/2014Racconti

Chi sèpe lègge…


Si racconta che nu massaròtt, e cioè un piccolo agricoltore delle nostre parti, era riuscito a mettere da parte un bel gruzzolo, qualcuno dice col sudore della fronte, qualche altro per aver trovato nei suoi campi un tesoro lì sepolto dai briganti. In qualunque modo l’avesse acquisita, avendo un figlio che a scuola dava soddisfazioni, l’uomo pensò di investire la sua ricchezza in cultura e prestigio sociale, per cui, dopo il diploma, lo mandò a Napoli a studiare legge.

Il giovanotto non deluse le aspettative e, dopo quattro anni, invitò i genitori a raggiungerlo per assistere al suo esame di laurea.

U massaròtt e la moglie, inorgogliti dall’evento, si rimisero a nuovo e si recarono a Foggia per salire sul primo treno in partenza per il capoluogo campano.

Durante l’attesa l’uomo vide che non pochi viaggiatori si sporgevano dai finestrini per comprare il giornale e, per non essere da meno, anche se analfabeta, ne acquistò uno anche lui.

Dopo che il treno fu partito, lo aprì e si mise a leggere come gli altri, o meglio, faceva solo finta di farlo perché, avendo frequentato a fatica appena la prima elementare, oramai non sapeva più neppure distinguere una lettera dall’altra.

Ad un certo punto un tale che gli stava seduto a fianco diede, per curiosità, un’occhiata a lui ed una al giornale che aveva tra le mani e, vedendo che lo teneva a rovescio, gli fece notare:

“Cumpà, vide ca tì u giurnèle chèpesott!”.

Al che u massaròtt prontamente rispose:

“Chi sèpe lègge lègge stòrt e derìtt!”.

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